Contributi che fanno la storia

Contributi che fanno la storia

Maurizio Battisti, operatore museale e archeologo della Fondazione Museo Civico di Rovereto, interviene a proposito di alcune recenti donazioni.

Pubblicato il: 15-11-2018

A chi non è mai capitato di osservare un manufatto antico in bella mostra su uno scaffale in casa di amici o di orecchiare racconti di ritrovamenti fortuiti e di reperti gelosamente custoditi in una polverosa soffitta?
Alcuni hanno addirittura ereditato dai nonni frammenti di vasellame, strani strumenti in metallo o in pietra; oggetti da tenere ben segreti per paura delle cosiddette “Belle Arti”, organo statale che, tra l’altro, non esiste più dagli anni ’70 del secolo scorso. Al giorno d’oggi, infatti, gli organi preposti alla tutela del nostro patrimonio storico-artistico a livello locale si chiamano “Soprintendenze ai Beni Culturali”; le affiancano nella conservazione, nello studio e nella valorizzazione dei materiali, le strutture museali. La legge statale, recepita anche a livello provinciale, prescrive che una persona che scopra fortuitamente un manufatto archeologico debba notificare la cosa entro ventiquattr’ore alle autorità competenti (D.L. 22/01/2004, n.42, art. 90). Ma al di là di ciò che recita la legge e delle pene previste per chi non la rispetti, dovrebbero essere le nostre coscienze a muoverci nella medesima direzione, una volta che si sia compresa l’importanza di ogni piccola segnalazione. Perché i manufatti che restituisce il terreno sono patrimonio di tutti ed è anche grazie ad essi che possiamo scrivere la storia delle nostre valli e dei loro antichi abitanti per arrivare persino ad aggiungere un piccolo tassello alla ricostruzione della storia dell’uomo su questo pianeta. Esistono vaste aree o interi paesi, anche nella nostra regione, apparentemente senza storia, la cui frequentazione o fondazione sembrerebbero iniziate in epoche relativamente recenti. Questi territori si stanno lentamente riappropriando delle loro antiche origini grazie a persone coscienziose che segnalano ritrovamenti o consegnano manufatti, animi curiosi che vogliono dare un contributo fattivo alla ricostruzione della nostra storia.
Anche presso la Fondazione Museo Civico di Rovereto sono in corso di studio numerosi manufatti di recente acquisizione frutto di donazioni o segnalazioni. Ne vogliamo qui menzionare alcuni per rendere merito a chi li ha donati e per informare i lettori di questo notiziario.
Grazie alla segnalazione di Mariano Zanolli, ad esempio, siamo stati in grado di individuare un’area, prossima all’omonimo piccolo abitato di Zanolli, che più di 3000 anni fa fu destinata allo scarico di materiali di scarto di attività fusorie. Una grossa scoria di fusione (o “slacca”), consegnata da Andrea Fogolari, conferma inoltre la già documentata presenza di un’officina fusoria di pari antichità nella vicina Val Restel. Una bellissima spilla in bronzo decorata (in foto) datata all’VIII secolo a.C. è stata rinvenuta nei pressi di Albaredo; un’ascia in bronzo dell’VIII-VII secolo a.C. trovata in Val Foxi (Vallarsa) fa il paio con un’altra ascia simile proveniente dalla stessa località, consegnata direttamente alla Soprintendenza ai Beni Culturali di Trento; uno scalpello in bronzo della stessa epoca e un coltello databile alla fine dell’età del Bronzo (XIII-XII sec. a.C.) giacevano in due località ad alta quota sul monte Baldo; un campanaccio in bronzo di epoca romana è stato rinvenuto a Malga Valli di Trambileno; Valentino Rosà ha donato una fusaiola in corno di cervo altomedievale che va ad arricchire la collezione di manufatti del sito dell’isola di S. Andrea di Loppio e inoltre due selci di epoca preistorica trovate al Bersaglio di Mori che portano evidenti tracce d’usura tipiche delle pietre focaie. Giovanni Simoncelli ha consegnato infine una punta di lancia da fante in ferro, databile fra il XIV e il XV secolo d.C., raccolta nel suo orto presso Sano di Mori.
Questi sono solo alcuni esempi (difficile citarli tutti in questa sede) di manufatti acquisiti di recente grazie a segnalazioni o doni di privati. Molti sono stati già studiati e pubblicati, altri sono in corso di studio e infine, per la maggior parte di essi, si sta progettando una collocazione espositiva.
Vorrei concludere evidenziando l’importanza di questa collaborazione continua fra benemeriti cittadini ed enti preposti alla tutela, conservazione e studio delle evidenze archeologiche, siano esse manufatti o veri e propri siti. Ci teniamo a sottolineare che i ritrovamenti qui elencati sono andati a colmare, almeno in parte, alcune lacune nella documentazione storica relativa al nostro territorio e auspichiamo che possano valere da esempio ad altri cittadini privati, desiderosi di dare un contributo alla ricostruzione del passato dell’intera comunità.

 
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