Osvaldo Bruschetti

Osvaldo Bruschetti tra “Passato e presente”

  • Fino al 14 gennaio a Palazzo Alberti Poja la mostra che percorre l’intensa attività dello scultore roveretano.

Sono passati quasi cinquant’anni dalla sua prima esposizione roveretana. Era il 1970 e Osvaldo Bruschetti, che allora aveva poco più di trent’anni mentre oggi ne festeggia ottanta, esponeva i suoi lavori al pubblico: “Sculture di terra, in gesso e bronzo – spiega lui – legate alla figura: le prime mannequin e i primi ritratti”.

Quei primi saggi di una ricerca che avrebbe nel tempo vissuto un’evoluzione importante, in termini di significato e di significante, diventano in questo volgere d’anno i testimoni di un percorso che si dispiega, oggi nelle sale espositive di Palazzo Alberti Poja, tra “Passato e presente”.

Circa 65 le opere – gessi, bronzi e terracotte, di bozzetti e a grandezza naturale – esposte fino al 14 gennaio 2018 nelle sale di Palazzo Alberti Poja, per un allestimento che intende dare conto dell’attività dello scultore, dagli inizi, negli anni Sessanta, ai giorni nostri. A promuovere l’iniziativa, la Fondazione Museo Civico di Rovereto: “Ripercorriamo con questa esposizione l’intensa attività dello scultore roveretano – spiega Paola Pizzamano, responsabile della Sezione Arte della Fondazione e che della mostra è curatrice -. Originariamente spinto da una forte esigenza di creare forme tese a definire la Bellezza, Bruschetti ha perseguito nel tempo l’idea di una scultura intesa come espressione dell’essere, del vivere e dell’agire. Quella che raccontiamo è in fondo la storia di una tensione verso la modellazione di forme secondo una concezione del sacro espresso dall’uomo nel suo bisogno di infinito”.

L’ampia rassegna illustra le tappe di una sperimentazione che condurrà Bruschetti dal figurativo all’astrazione: la ricerca dell’armonia volge in favore dell’indagine dell’emozione, impiegando un linguaggio fatto di linee, volumi e superfici, di staticità e di movimento: “Soltanto negli anni Novanta – racconta Bruschetti – il mio percorso smise di avere come unico obiettivo la ricerca figurativa della Bellezza, e si volse a un'indagine di sensazioni e di sentimenti. Penso ad esempio alle opere intitolate Metamorfosi e Percorsi, fino ad arrivare alle “sculture sospese”. 

Le sezioni della mostra scandiscono i generi: dalle tematiche legate al ritratto alle opere pubbliche di grandi dimensioni. Anche di carattere religioso. A proposito di questa ultima espressione lo scultore ricorda: “Nel 1995 venni sollecitato a esprimermi nell’arte sacra, ma dalla ricerca non nacque una via crucis. Prese invece forma Il cammino dell’uomo: opera che racchiude in sé molti significati, tutte le lingue e tutte le religioni”.

È il grande gesso Le tue mani, ad essere stato scelto per aprire la mostra e per divulgarne, anche nel manifesto, l’allestimento: “Su quest’opera – spiega ancora Pizzamano – nell’ottica di valorizzare i giovani e bravi studiosi, abbiamo chiesto un contributo al giovane Giosuè Ceresato, della Scuola di Specializzazione in Beni storico-artistici dell’Università degli Studi di Udine. Lo scritto è a disposizione dei visitatori come foglio di sala e strumento di lettura dell’antologica”.Scrive tra le altre cose Ceresato: “Osvaldo Bruschetti, plasmando in gesso la figura di due mani congiunte, riflette sul concetto di preghiera. Il risultato è sorprendente: non c'è tensione, ma la figura trasmette un'energica possanza, non c'è movimento, eppure lo sguardo tende inevitabilmente verso l'alto”. E a proposito del confronto, immediato, con i temi affrontati dalla scultura La Cattedrale di Auguste Rodin: “Il dialogo con Dio è rappresentato dall'atteggiamento di supplica, dal tentativo tutt'altro che rassegnato d'invocazione, in un gesto universale che ammette la propria contingenza materiale dichiarando il bisogno del conforto divino. Quelle non sono le mani di un uomo, ma le mani dell'Umanità. Non un idioma specifico, ma il lessico dei gesti comprensibile a tutti. […] anche il richiamo all'architettura religiosa è presente. Le dita s'incrociano scandendo lo spazio come la nervatura di un soffitto gotico. Si congiungono e si aprono come gli archi a sesto acuto di una cattedrale, lasciando alla luce, che filtra lateralmente, il compito di scolpire con meticolosità le superfici che l'artista, con grande fiducia, le ha assegnato. Non è un caso se viene suggerito questo nesso tra preghiera ed edificio, che - anzi - può essere esteso anche ad una dimensione più intima e quotidiana, tanto da prendere in considerazione il termine abitare. Nel dialogo spirituale l'animo si predispone per farsi accogliere tra le mani di Dio, ma allo stesso tempo l'orante apre il suo cuore, affinché Egli venga ad abitare da lui”.
 

"Osvaldo Bruschetti. Passato e presente | Sculture”
16.12.2017 | 14.01.2018
mostra temporanea
a cura di Paola Pizzamano
Palazzo Alberti Poja - Corso Bettini, 41 Rovereto
Inaugurazione venerdì 15 dicembre alle ore 18
Orario
9-12 15-18
lunedì chiuso
Qui i dettagli sull’esposizione e sugli eventi speciali ad essa collegati.

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