
I boschi lungo il fiume Adige sentinelle di biodiversità a rischio
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I boschi ripariali, ovvero quelli che costeggiano le rive del fiume Adige, rappresentano uno degli ecosistemi più dinamici del nostro territorio. Si sviluppano lungo tutto il corso del fiume, dalla provincia di Bolzano fino alla foce nel Mare Adriatico e, oltre a caratterizzare il paesaggio, svolgono un ruolo fondamentale per la biodiversità, la stabilità delle sponde e la connessione ecologica. Tuttavia si tratta di ambienti molto fragili in quanto influenzati dalle azioni umane passate e presenti di rimaneggiamento delle sponde, oltre ad essere luoghi prediletti per l'espansione delle specie esotiche invasive che trovano nei corridoi fluviali condizioni ideali per diffondersi rapidamente.
Proprio in questo contesto la sezione Botanica del Museo si trova impegnata in una ricerca che nasce nell’ambito di una collaborazione tra il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Siena e la Fondazione Museo Civico di Rovereto, con l’obiettivo di analizzare la vegetazione dei boschi ripariali dell’Adige e comprenderne le principali dinamiche ecologiche. Un’attenzione particolare è rivolta al fenomeno dell’invasione da parte di specie esotiche, e in special modo di quelle a portamento lianoso, che possono alterare profondamente la struttura e il funzionamento di questi habitat. Le liane invasive, in particolare, possono crescere velocemente, avvolgere alberi e arbusti e competere con la vegetazione autoctona per luce e risorse, modificando l’assetto dei boschi e mettendo a rischio le specie locali.

Nella foto si può vedere un ambiente ripariale lungo l’Adige nei pressi di Angiari (Verona) completamente invaso da Sicyos angulatus, meglio nota come zucca matta. Una pianta originaria del Nord America (Canada), a ciclo annuale e con portamento rampicante, caratterizzata da una crescita estremamente rapida e aggressiva: la pianta tende a ricoprire completamente la vegetazione ospite, sottraendo luce e spazio.
Stato di avanzamento dello studio
La fase di studio in campo si è recentemente conclusa e i botanici del Museo hanno effettuato oltre 120 rilievi fitosociologici lungo l’intero corso del fiume Adige. Il rilievo fitosociologico è un metodo scientifico molto utilizzato nello studio delle comunità vegetali in quanto consente di individuare e classificare le unità di vegetazione, dette fitocenosi, sulla base delle specie presenti e della loro abbondanza relativa. Questo approccio permette di descrivere in modo dettagliato la composizione e la struttura delle comunità vegetali e di confrontarle tra loro lungo gradienti ambientali e geografici.

Il metodo si basa sull’analisi di superfici campione, chiamate relevés o plot, scelte perché rappresentative di uno specifico tipo di vegetazione o habitat. Ogni rilievo segue una procedura ben definita che si articola in diverse fasi. La prima consiste nell’individuazione dell’area minima, ovvero di una porzione di bosco omogenea dal punto di vista vegetazionale, sufficientemente estesa da rappresentare in modo significativo la comunità presente. Questa area, detta popolamento elementare, viene delimitata sul terreno utilizzando una corda metrica.
Segue poi la descrizione dei parametri stazionali: per ogni rilievo vengono registrate le coordinate geografiche tramite GPS, la quota, l’inclinazione e l’esposizione del terreno, oltre a informazioni sul tipo di substrato e su eventuali caratteristiche ambientali rilevanti. Questi dati permettono di collegare la composizione della vegetazione alle condizioni ecologiche locali e garantiscono le informazioni per ripetere il rilievo in futuro.
La fase finale è dedicata all’analisi della componente floristica e alla valutazione dell’abbondanza delle specie: i ricercatori effettuano un inventario completo di tutte le piante presenti, stimando la copertura complessiva della vegetazione e quella dei singoli strati (arboreo, arbustivo ed erbaceo) nonché la percentuale della proiezione perpendicolare a terra della superficie occupata da ciascuna specie.
È proprio grazie ad un’analisi dettagliata di questo tipo che diventa possibile individuare la presenza e il ruolo delle specie esotiche invasive.
I dati raccolti sono ora in fase di elaborazione da parte dei ricercatori dell’Università di Siena e saranno oggetto di una prossima pubblicazione scientifica.
Le conoscenze acquisite grazie a questo studio potranno avere importanti ricadute applicative. Si potranno individuare i tratti fluviali più vulnerabili all’invasione delle specie esotiche e riconoscere precocemente le situazioni a maggiore rischio. L’auspicio è che queste informazioni rappresentino una base scientifica fondamentale per pianificare interventi di gestione e di controllo mirati, in particolare nei confronti delle liane invasive, e per supportare azioni di ripristino ecologico dei boschi ripariali.
Per approfondire
Grazie all’utilizzo del drone durante la fase di campo, puoi esplorare a 360° alcuni siti di rilievo facenti parte dello studio
> ESPLORA QUI
A cura di Giulia Tomasi, sezione Botanica Fondazione Museo Civico di Rovereto, e Gianmaria Bonari, ricercatore e docente di Diversità Vegetale e di Conservazione degli habitat e qualità ambientale - Università degli Studi di Siena.



