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Gli effetti di una bollente estate sulla vegetazione

  • In questa estate 2026 segnata da caldo intenso e siccità prolungata, boschi, prati e flora alpina del Trentino mostrano segnali di sofferenza sempre più evidenti, un fenomeno che invita a riflettere sugli effetti del cambiamento climatico sul territorio.

Si legge in 4 minuti: il tempo di un cappucino!


In copertina: Boschi ingialliti per il caldo record nel basso Trentino (foto: Giacomo Poletti)

In questi giorni i versanti boscati si stanno tingendo di toni autunnali anche se siamo in agosto. Il fattore determinante di questo ingiallimento anticipato risiede nella persistenza del gran caldo, unita alla prolungata assenza di precipitazioni di questa estate 2026. 

La combinazione critica: calore prolungato e siccità
Questo binomio climatico ha colpito con maggiore severità le formazioni boschive esposte a mezzogiorno e dislocate su pendii acclivi, dove il terreno trattiene meno umidità. Così in ampi settori del Trentino, soprattutto alle quote minori, nell’Alto Garda, Vallagarina e Val d'Adige, le associazioni di carpino nero e orniello (i cosiddetti orno-ostrieti) mostrano un aspetto quasi bruciato. Anche salendo di altitudine, il fenomeno si nota anche nelle faggete dove, giorno dopo giorno, sono sempre di più gli esemplari di faggio con foglie ingiallite, a margine arricciato o con lamina addirittura seccata. 

La risposta degli alberi: una strategia di sopravvivenza
Per una pianta, privarsi del fogliame è un meccanismo estremo di autoconservazione: interrompendo la fotosintesi fogliare, l'albero limita la dispersione idrica per proteggere il fusto e l'apparato principale. La pianta di fatto anticipa l’entrata nel periodo di riposo che solitamente da noi inizia a settembre - ottobre. Il processo è senza conseguenze irreversibili per gli esemplari adulti e in salute, ma è chiaro che stress ripetuti, anno dopo anno, limitano le possibilità di sopravvivenza a lungo termine. Il discorso cambia per gli individui giovani o già cagionevoli che potrebbero non riprendersi più. 
Queste condizioni stanno mettendo a dura prova anche la sopravvivenza di molte specie erbacee. Anche i prati e i pascoli stanno soffrendo la siccità e con essi gli animali d'alpeggio e la fauna erbivora in generale, costretta a nutrirsi di foraggio disseccato. Gli effetti del gran caldo si notano anche sulle piante che crescono direttamente fra le rocce, essendo particolarmente soggette ai picchi di temperatura massima che in queste settimane hanno raggiunto cifre da record anche in montagna. Tra le più a rischio,  vi sono quelle che vivono nelle stazioni di crescita di quota più bassa come la Saxifraga tombeanensis, endemica delle Prealpi che per la sua rarità è protetta a livello europeo dalla direttiva 43/92 “habitat” e inserita nella lista rossa del Trentino.

prateria primaria del M. Baldo
Prateria primaria del M. Baldo in stato di siccità (foto FMCR)

Saxifraga tombeanensis
Saxifraga tombeanensis, a sinistra un pulvino morente mentre a destra un esemplare in salute (foto FMCR)

Allargando lo sguardo a una prospettiva più ampia, l'evoluzione del clima (caratterizzata da estati sempre più torride e inverni avari di neve) sta mettendo a serio rischio la sopravvivenza della flora tipica delle vallette nivali, ovvero conche dove la neve si accumula per il vento o le valanghe e rimane al suolo per molti mesi all'anno, lungo tutto l'arco prealpino. In questo contesto, il Monte Baldo rappresenta un vero e proprio laboratorio a cielo aperto e una sentinella cruciale dei cambiamenti in atto: da oltre tre decenni, infatti, la sezione Botanica del Museo studia la flora e la vegetazione attraverso rilievi e censimenti ripetuti nel tempo. E grazie ai dati storici, oggi sappiamo che alcune specie più criofile sul M. Baldo sono in netta regressione: è il caso per esempio di Saxifraga androsacea, Veronica alpina e Sibbaldia procumbens ma anche di specie legnose come il salice a foglie di serpillo (Salix serpyllifolia). E pure l'ontano verde (Alnus viridis), tipico dei canaloni valanghivi esposti a nord, si sta estinguendo localmente.

Cosa ci aspetta in futuro?
Con il caldo e la siccità si avvantaggiano le specie mediterranee, che avranno sempre più importanza nella compagine della flora trentina. A bassa quota si assisterà inoltre ad un processo di laurofilizzazione: i boschi di latifoglie decidue (che cioè perdono le foglie in inverno) vengono progressivamente invasi e trasformati da piante arbustive e arboree sempreverdi a foglie larghe, spinose o coriacee come l'alloro (Laurus nobilis) e altre piante esotiche invasive come il lauroceraso (Prunus laurocerasus), il ligustro lucido (Ligustrum lucidum), il bambù e la palma (Trachycarpus fortunei).

giovane pianta di palma
Giovane pianta di palma (Trachycarpus fortunei) cresciuta spontaneamente in una boscaglia nei dintorni di Rovereto (foto FMCR)

Ringraziamo per la foto Giacomo Poletti, autore anche dell’articolo pubblicato sul quotidiano L’Adige che ha anticipato questo nostro approfondimento.


A cura di Giulia Tomasi, sezione Botanica della Fondazione Museo Civico di Rovereto

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