Vent’anni di “Giovedì della Botanica”

Vent’anni di “Giovedì della Botanica”

Dal 1997, le conferenze della Fondazione MCR raccontano a migliaia di persone la flora, il paesaggio, il cambiamento.

Pubblicato il: 05-04-2017

In due decenni, i “Giovedì della Botanica” della Fondazione Museo Civico di Rovereto hanno raccontato a migliaia di appassionati, botanici, botanofili, insegnanti, studenti di ogni età e di varia provenienza gli studi floristici della Sezione Botanica del Museo: hanno descritto organismi e comunità vegetali, hanno ripercorso le loro trasformazioni, tratteggiato il loro comportamento, interrogato la storia della disciplina e l’evoluzione delle conoscenze dei grandi ricercatori del passato. Hanno onorato, corrispondendovi in toto, la missione ambiziosa alla quale l’istituzione aveva chiamato, fin dall’atto della fondazione, i suoi protagonisti: perseverare nella ricerca e valorizzarne la divulgazione, condividere il sapere scientifico e le sue progressioni con la comunità locale per contribuire alla costruzione di una cittadinanza colta e responsabile.

La ventesima edizione del ciclo di appuntamenti si è da poco conclusa: per quattro giovedì, nel corso del mese di marzo, conservatori, ricercatori e relatori esterni hanno animato le conversazioni davanti a un pubblico - come di norma - foltissimo. In particolare in occasione del primo dei quattro incontri, “20 anni di Giovedì della Botanica. Cartografia floristica ieri e oggi”, Filippo Prosser, Antonio Sarzo e Sebastiano Andreatta hanno messo in luce la funzionalità di uno strumento concepito per essere allo stesso tempo accessibile e rigoroso. L’incontro è stato l’occasione per ripercorrere le tappe principali del lavoro svolto in tanti anni di esperienza, di ricerca e di divulgazione, come pure per gettare uno sguardo sulle prospettive future, anche alla luce dei cambiamenti in atto: del passaggio al digitale, dei mutamenti della tecnica stessa di rilevamento floristico.

La proposta di organizzare un ciclo di conferenze di carattere scientifico-divulgativo per mantenere viva la funzione sociale della Società Museo Civico era stata avanzata per la prima volta nel 1997. L’idea era venuta a Clara Samuelli, al tempo presidente della Società che fino a pochi anni prima aveva gestito in toto il Museo. Il Consiglio di Amministrazione volle darle retta. Nello Fava, responsabile del centro territoriale IPRASE, si adoperò fin da subito affinché tali conferenze fossero riconosciute come aggiornamento professionale per insegnanti: misura determinante a diffondere l’iniziativa nel mondo della scuola trentina. Fu lo stesso Nello Fava a suggerire il nome di “Giovedì della Botanica”, che così vennero battezzati e che presero avvio nei mesi successivi.

Da allora, la Sala Zeni della Fondazione Museo Civico di Rovereto ha ospitato 92 conferenze. A cadenza annuale, tradizionalmente programmate tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera per quattro o cinque settimane consecutive, le conferenze hanno offerto gratuitamente l’opportunità di avvicinare un’ampia gamma di contenuti botanici originali e molto spesso inediti, afferenti diverse discipline: floristica, sistematica botanica, autoecologia, fitosociologia, fitogeografia, paesaggio vegetale, sinecologia, e ancora botanica storica e etnobotanica.

Com’è naturale, in moltissime occasioni gli incontri hanno indagato le diverse sfaccettature della flora e dell'ambiente naturale trentino. Le conferenze hanno restituito gli scenari floristici delle Prealpi Trentine, del Monte Baldo, di Adamello, Brenta e Stelvio, del Monte Bondone e del Lagorai, della Rocchetta di Riva e del Monte Brione, di Pasubio, Lancia, Zugna e Monteghello (solo per citarne alcuni); hanno descritto specie autoctone (Gentianaceae, Campanulaceae, sassifraga, felci, salici…); hanno riferito di novità floristiche (una primula, una festuca, una genziana); hanno illustrato l’enorme lavoro confluito, dopo 18 anni di rilevazioni, nel nuovo atlante distributivo delle orchidee del Trentino.

Non sono mancate le incursioni nelle province confinanti e nel resto del paese – ricordiamo, tra le tante, le conversazioni sulla flora vascolare della Lombardia centro-orientale, sulle viole spontanee e sulle primulaceae d’Italia, - e fuori dei confini nazionali (come nei casi di “Alla ricerca di orchidee in Francia meridionale” e di “Flora e vegetazione del Venezuela, America equatoriale”).

Scorrendo i titoli delle conversazioni emergono inoltre spunti di riflessione su un cambiamento che appare inarrestabile e al quale fin dal principio i promotori hanno destinato una cura particolare: dalla “Flora che scompare” nell’agonia dei fossi della Valle dell’Adige e dagli “effetti dell’agricoltura intensiva sulla flora dei campi” dei primi due appuntamenti in calendario nel ciclo inaugurale ai più recenti “Cambia il clima, cambia anche la flora?”.

Numerosi gli approfondimenti storici riferiti ad antichi erbari e alle storie di illustri esploratori, farmacisti e botanici del passato come Filiberto Luzzani, Pietro Cristofori, Cassiano Conzatti, Enrico Gelmi, Francesco Calzolari, Domenico Zucchelli e Domenico Pujatti.

Agli autori degli interventi va il merito di aver mantenuto viva, anche ai giorni nostri, la tradizione della divulgazione di un sapere di qualità: in primiis a Filippo Prosser, conservatore della botanica della Fondazione Museo Civico di Rovereto; ad Alessio Bertolli, ricercatore della Sezione botanica del Museo e oggi vicedirettore dell’Istituzione, ai conservatori onorari Giorgio Perazza e Francesco Festi, ad Antonio Sarzo, Luciano Maffei, alla giovane ricercatrice della Sezione Botanica della Fondazione MCR Giulia Tomasi, a Giuseppe Busnardo, Silvano Zorer e a molti altri ancora.

 

 

 
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