La Natura si studia raccogliendola: come e perché

La Natura si studia raccogliendola: come e perché

L'intervento di Filippo Maria Buzzetti, entomologo della Fondazione Museo Civico di Rovereto

Pubblicato il: 14-06-2018

La definizione di Natura costituisce già un dilemma su cui scienziati e filosofi si arrovellano ancora. Sebbene esistano definizioni “didattiche” che la descrivono come “l’universo materiale”, il dibattito è ben più ampio ed è ad esempio riassunto da Merleau-Ponty nel suo saggio “La Natura” in cui sono presenti i principali punti di vista e opinioni della cultura occidentale. Ma non esistono definizioni ultime su questo argomento, almeno per ora, e per far meglio comprendere quanto sia profonda la questione ricorrerò ad un esempio. Se guardiamo un qualche bosco trentino, scopriremo presto un cumulo di aghi sotto cui si cela un nido di formiche rosse (Formica rufa), e se guardiamo fra le fronde degli alberi magari scorgeremo dei nidi d’uccelli. Questa è un’immagine che a tutti evoca la natura incontaminata e vitale, ma i nidi, che siano di formiche o uccelli, sono degli artefatti, cioè non sorgono spontaneamente senza che degli organismi (formiche o uccelli) li costruiscano. Forse qualche lettore avrà già intuito dove voglio arrivare e comunque eccomi alla domanda: se la formica costruisce il nido ed io considero entrambi “naturali”, anche l’uomo è un elemento della Natura….quindi sono naturali anche i suoi artefatti? O magari una casa di tronchi è più naturale di un edificio in cemento? A mio parere la risposta a quest’ultimo quesito è “sì”: i tronchi sono presenti in natura, mentre cemento e putrelle in acciaio sono frutto di manipolazione da parte dell’uomo e non esistono in natura. Ma ancora basta leggere il libro in cui Lovelock teorizzò “Gaia” per capire dove possono spingersi i quesiti sulla “naturalità” se consideriamo i fenomeni ecologici e fra loro quelli delle attività animali, comprese quelle umane.
Questa premessa mi è servita per far riflettere su quanto ampio e ricco di componenti sia l’argomento Natura. Discutere di Natura in toto è ciò che cercano di fare gli ecologi i quali comunque non possono prescindere da studi eseguiti da altri su ambiti apparentemente più limitati. In questo panorama di dati si inseriscono quindi le ricerche naturalistiche concentrate magari più sulla porzione biotica che su quella fisica. Ogni giorno scienziati in tutto il mondo descrivono nuove specie su esemplari raccolti in natura o scovati nelle collezioni dei musei. Questi studiosi sono tassonomi, cioè si occupano di studiare gli organismi di loro interesse dividendoli in gruppi gerarchici ed omogenei. Per questi i musei di storia naturale sono indispensabili punti di riferimento. E sull’importanza delle istituzioni museali nella tutela e studio dell’ambiente potremmo aprire un altro ampio dibattito: pensiamo ad esempio a quanti ambienti sono stati irrimediabilmente alterati dall’uomo fino a perdere la loro originaria flora e fauna, che rimane ormai solo testimoniata nelle collezioni dei musei….sempre che qualche naturalista del passato si sia preso la briga di raccogliere in quella località, altrimenti non se ne ha più traccia.
Ed eccoci arrivati a me o, meglio, al mio ruolo nella Sezione Zoologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Collaboro col Museo dal 2016, quando venne acquisita la collezione di insetti Ortotteroidei (Cavallette, Forbicine, Blatte, Mantidi, circa 30000 esemplari!!) del compianto Antonio Galvagni. L’attività entomologica era in Museo quantomeno secondaria, quindi colsi l’occasione, col favore del caposezione Gionata Stancher, di proporre nuovi spunti che potessero ravvivare l’attività entomologica della sezione. Se il primo passo è stato controllare lo stato della collezione Galvagni e sistemarla per la schedatura, ho continuato i miei studi sulle cimici acquatiche (Gerromorpha) e sulle cavallette in Italia e all’estero (Messico, Indonesia). Le spedizioni scientifiche sono forse la parte più avventurosa della ricerca e sono essenziali per capire a fondo gli organismi che stiamo studiando: solo vedendo un insetto o una pianta in natura, nel suo ecosistema d’origine, possiamo sperare di comprenderla a fondo. Oggi le fotografie e le registrazioni hanno fatto passi da gigante diventando molto approfondite e accessibili, ma la raccolta di esemplari di confronto è tuttora necessaria ad esempio per documentare la composizione faunistica di una località. La raccolta impone inevitabilmente il sacrificio di alcuni esemplari che è necessario esaminare accuratamente al microscopio per l’identificazione, come dire: per proteggere la Natura bisogna ucciderne una piccola porzione. Certo questa considerazione apre una discussione che non è il caso di proseguire in questa sede, ma che non va liquidata. Fin dai tempi della laurea il mio grande interesse è la Bioacustica, cioè lo studio delle emissioni sonore degli animali…e grilli e cavallette sono cantori per eccellenza! I canti sono preziosi perché sono una componente dell’etologia animale e costituiscono un valido strumento nel caso per caratterizzare specie morfologicamente simili ma dal canto diverso (e fra le cavallette ce ne sono parecchie!!!).

Ma cosa faccio in pratica da tassonomo e bioacustico? Utilizzo le categorie, cioè confronto l’oggetto delle mie indagini, il canto di un grillo o la forma delle ali di un gerromorfo, con quelli di specie affini di riferimento che sono conservate nelle collezioni del Museo (inclusa la Fonoteca, se analizzo un canto) per verificare se si tratta della stessa specie o se eventuali differenze giustificano indagini più approfondite e magari la descrizione di una nuova specie. Sono inoltre convinto che spesso si lavori meglio in gruppo che da soli, oltre al fatto che l’internazionalizzazione è necessaria se si desidera che i risultati delle proprie ricerche siano distribuiti a più ampio raggio: la conoscenza va condivisa il più possibile cercando collaborazioni anche oltre i limiti istituzionali e nazionali. Quindi organizzo conferenze, non solo in Museo, in cui presentare i risultati delle mie ricerche sotto l’egida del Museo di Rovereto. Sono uscite delle pubblicazioni di cui sono coautore, fra cui un libro sugli Ortotteri dello Stato di Oaxaca (Messico) e articoli scientifici. Nel 2017 ho organizzato il 1st Informal Waterbuggologist Meeting invitando alcuni colleghi da Olanda, Cina e Italia a visitare la collezione di Emitteri acquatici di Livio Tamanini. Seguo inoltre Federico Marangoni, studente presso l’Università di Padova e collaboratore del Museo, nella sua tesi su alcuni Ortotteri delle Alpi Orientali: con lui abbiamo vinto una borsa di studio finanziata dall’Orthopterist Society. Per il 2018 sono in programma due importanti eventi presso il Museo di Rovereto: il primo è il Corso sulla Biodiversità degli Insetti, in collaborazione con WBA – World Biodiversity Association dal 12 al 14 Luglio, il secondo è il Workshop “Orthopteroid Insects: Biodiversity and Ecology Evolution in a Changing Environment” il 20 Ottobre, un convengo internazionale a cui parteciperanno relatori dalla University of Lincoln, Muséum National d’Histoire Naturelle di Parigi, University of Ostrava, Università di Palermo, Fondazione Edmund Mach e Musei di Valstagna. Ma a cosa servono tutte queste attività e ricerche? La biodiversità del nostro pianeta è in declino, è quindi necessario cercarla, studiarla, proteggerla ed infine educare la cittadinanza al rispetto della Natura. Infatti non si può proteggere ciò che non si conosce ed è deprimente pensare che ogni anno delle specie vengono estinte, alcune delle quali senza essere state scoperte. Se il rispetto a priori della Natura non fosse sufficiente a convincere gli scettici del declino ambientale, basterà far loro presente che molti principi attivi della medicina moderna derivano da specie animali e vegetali la cui perdita sarebbe disastrosa. E potremmo anche parlare dei servizi ecosistemici, neologismo che indica i benefici forniti dalla Natura al genere umano. E colgo l’occasione per invitare tutti alla conferenza del 15 Giugno a Brentonico, dal titolo “Paesaggi sonori del Monte Baldo: voci di grilli e cavallette”.

Riferimenti
Lovelock JE., 1981. Gaia, Nuove Idee sull’Ecologia. Bollati Boringhieri.
Merleau-Ponty M., 1996. La Natura. Raffaello Cortina Editore.

 

 
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