Api che contano

Api che contano

Le api non solo sanno contare, ma sanno anche astrarre spontaneamente il concetto di “piccolo” e di “grande”, trasferendolo dalla quantità alla dimensione.

Pubblicato il: 12-06-2020

E’ questo, detto in parole semplici, lo straordinario risultato ottenuto dal team di ricerca coordinato da Giorgio Vallortigara, ordinario al Centro Interdipartimentale Mente Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento, di cui fa parte anche Gionata Stancher, responsabile della sezione Zoologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto.
Il paper dal titolo “Transfer from number to size reveals abstract coding of magnitude in honeybees” (Il transfer dal numero alla dimensione rivela la codificazione astratta di “grandezza” nelle api),  che vede come prima firmataria Maria Bortot, dottoranda di ricerca presso l’Animal Cognition and Neuroscience Laboratory del CIMeC, e come coautori Stancher e Vallortigara, è stato pubblicato alla fine di maggio 2020 dalla rivista scientifica internazionale iScience, del prestigioso gruppo editoriale di Cambridge "Cell Press".

Presso Sperimentarea, la Stazione di ricerca della Fondazione Museo Civico al Bosco della Città di Rovereto, sono stati condotti esperimenti che hanno permesso di dimostrare la tesi proposta dagli autori: alcuni gruppi di api sono stati “addestrati”, attraverso un premio di acqua zuccherata, a preferire numerosità maggiori (dischetti neri disegnati su uno sfondo bianco), altri gruppi a preferire numerosità minori.
Successivamente agli stessi gruppi di insetti, questa volta in modo neutro, quindi senza ricompensa, è stata proposta la scelta tra numerosità identiche ma con diversa dimensione dei dischetti. Si è potuto così osservare che i gruppi addestrati a scegliere le numerosità maggiori si orientavano sulle dimensioni più grandi, mentre i gruppi addestrati a scegliere le numerosità minori si orientavano sulle dimensioni più piccole.


Ciò dimostra, ed è la prima volta che un risultato del genere viene pubblicato, che anche le api hanno in qualche modo la capacità di astrarre e di trasferire spontaneamente un “concetto” quantitativo di numerosità a un concetto dimensionale.

Studiare cervelli semplici, sistemi nervosi miniaturizzati di animali modello come quelli delle api, composti da relativamente pochi neuroni, può essere funzionale alla migliore comprensione dei meccanismi più complessi del nostro cervello, e le problematiche ad essi connesse. Una delle preziose ricadute di questo tipo di ricerche, è quella di dare la possibilità di chiarire le cause di disturbi che si riscontrano nell’uomo quali ad esempio la discalculia evolutiva, che implicano oltre alla difficoltà di calcolo anche problemi di stime quantitative.

 

 
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