50 anni di Luna... e poi?

50 anni di Luna... e poi?

Intervista a Simone Pirrotta, dell'Agenzia Spaziale Italiana

Pubblicato il: 08-01-2019

Rimarrà aperta fino al 21 luglio a Palazzo Parolari, a Rovereto, la mostra temporanea "La Luna. E poi? 50 anni dall'allunaggio: storia e prospettive dell'esplorazione spaziale".
Organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con Eclipse Events di Milano, con il patrocinio dell'ASI, l'Agenzia Spaziale Italiana e in partnership con SSERVI (Solar System Exploration Research Virtual Institute) e NASA, l'esposizione interattiva è dedicata alla storia e ai protagonisti della corsa allo spazio culminata con le missioni Apollo che portarono i primi esseri umani sulla Luna. Abbiamo chiesto a Simone Pirrotta, Ph D all’Asi, Dipartimento di esplorazione e osservazione dell’Universo, di tratteggiare brevemente i contenuti della mostra.

La mostra consente di ripercorrere i primi anni di avventura dell’uomo nello spazio, ad opera principalmente delle due superpotenze dell’epoca che si contendevano primati sulla Terra ma anche in orbita, fino all’evento culminante, cioè lo sbarco del primo uomo sulla Luna. Oltre ad una rigorosa ricostruzione storica, intrecciata alle vicende internazionali dell’epoca, sono presenti numerosissimi oggetti e reperti appartenenti a quel periodo ed in particolare al programma Apollo della NASA, rendendo così il percorso suggestivo e coinvolgente. Insomma, chi non crede ancora che l’uomo sia stato sulla Luna avrà modo di ricredersi definitivamente!


La mostra ripropone modi e momenti delle esplorazioni spaziali.
L’esplorazione spaziale, allora come adesso, è effettuata inizialmente con sonde robotiche di diverso tipo, dagli orbiter che si mettono intorno a diversi corpi celesti, ai lander che ci atterrano sopra, ed ai rover che ci si muovono sulla superficie. Tutte hanno una finalità puramente scientifica, di conoscenza e scoperta, ma consentono anche di caratterizzare gli ambienti di quei corpi che poi l’uomo potrà direttamente esplorare. Gli ambienti del Sistema Solare, nostro attuale ambito di esplorazione, non troppo estremi da consentire una presenza umana non sono molti, e tra questi c’è certamente la Luna ma anche Marte ed i suoi satelliti naturali. Poi ci sono corpi celesti ed ambienti proibitivi per l’uomo, nei quali dobbiamo accontentarci delle misure fatte dalle nostre sonde esplorative, che però fanno un ottimo lavoro: basti pensare alle osservazioni del sistema di Saturno ad opera di Cassini, o allo studio ravvicinato di una cometa effettuato da Rosetta.


Lo ha già anticipato: due schieramenti, con ideologie profondamente diverse, lottarono per essere primi sulla Luna e nello spazio.
Le imprese spaziali della corsa allo spazio e poi alla Luna ripercorse e celebrate nella mostra sono maturate in una atmosfera di competizione e contrapposizione tra due nazioni che rappresentavano due sistemi e due ideologie alternative e contrapposte. Il terreno di gara si estese anche allo spazio, ambito nel quale si poteva mostrare la propria supremazia economica e tecnologica in modo anche eclatante. Poter mandare in orbita un satellite trasmetteva anche implicitamente un segnale militare non troppo sottinteso. Insomma, soprattutto in quegli anni non si andava nello spazio o sulla Luna solo con nobili intenti, anzi.


Come si lavora oggi? Come si costruisce una spedizione, e perché? Cosa significa vivere e lavorare in una casa permanente nello spazio...
Oggi l’atmosfera politica è mutata, gli schieramenti sono diversi e le imprese spaziali, soprattutto quelle più ambiziose, sono pianificate in un regime di ampia collaborazione internazionale, sebbene rimangano attività nazionali che ogni paese promuove autonomamente anche per il prestigio che ne deriva. Così, ogni nazione che sia un “attore spaziale” attua un programma che prevede attività e missioni, sia autonome che in collaborazione, per contribuire a obiettivi (dichiarati come) comuni. Le missioni spaziali di esplorazione nascono così con configurazioni sempre diversificate, ma il concetto di base è che ognuno contribuisce con le tecnologie che possiede o che conta di sviluppare. Le motivazioni scientifiche di fondo sono certamente più facilmente individuabili come universali: andiamo nello spazio perché è un “territorio comune di confine verso l’alto”, ancora largamente inesplorato. Insomma, ci andiamo perché è utile, interessante, ma anche perché non possiamo ignorare la naturale pulsione dell’uomo a mettere il naso oltre ciò che conosce.


La Luna... e poi?
In questo scenario, l’esplorazione della Luna che era scivolato verso posizioni di priorità inferiore, sta negli ultimi anni riprendendo interesse come passo intermedio verso l’obiettivo comune di questo secolo, cioè portare esseri umani ad esplorare ed operare sulla superficie di Marte. Sarà una sfida di portata ben maggiore, probabilmente da vincere con squadre ampie ed internazionali e, serve ricordare, nelle quali anche l’Italia avrà un ruolo di primo piano. Il nostro paese ha una lunga e per certi aspetti gloriosa tradizione nel settore di cui è all’altezza ancora oggi, e certamente farà la propria parte al fianco delle nazioni che, avendo un “peso” diverso, guidano queste imprese. Del resto, vogliamo che il Museo Civico di Rovereto possa continuare ad avere materiale per organizzare mostre celebrative di imprese spaziali, magari con ampie sezioni sul contributo italiano!

[la foto di copertina, scattata dalla Stazione Spaziale Internazionale, è stata twittata dall'astronauta Scott Kelly augurando a tutti la #buonanotte "Moonlight over Italy" - marzo 2016 - foto NASA]

 
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